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Barone Pizzini: una storia di nobiltà, territorio e rivoluzione verde

La storia di Barone Pizzini è intrecciata a doppio filo con quella della Franciacorta, una terra il cui nome compare per la prima volta nel 1277 come “curtes francae”, le corti franche esenti da dazi. Un territorio antico, vivo, già allora riconosciuto come luogo speciale. È qui che, alla fine del Settecento, arriva la famiglia dei Baroni Pizzini von Thurberg, un ramo nobile originario di Rovereto, noto per i legami culturali con l’Europa dell’epoca — tanto che si racconta che Mozart frequentasse i loro salotti.

Con l’arrivo in Franciacorta, la famiglia mette radici profonde e una visione lunga. Nel 1870, i fratelli Enrico e Bernardino Pizzini fondano l’“Amministrazione Agricola Pizzini”, segnando l’inizio di un percorso che, da attività agricola, evolverà progressivamente verso una filosofia vitivinicola di grande identità territoriale. Nei primi decenni del Novecento, a guidare la crescita dell’azienda è Giulio Pizzini Piomarta von Thurberg, che porta avanti con determinazione il lavoro iniziato dai fratelli.

Il golf come simbolo di innovazione

Capsula Barone Pizzini 9

Ma è nel 1927 che un gesto in apparenza fuori dal mondo del vino segna il futuro della cantina: il Barone Edoardo Pizzini Piomarta realizza un campo da golf all’interno della sua proprietà in Franciacorta. Un atto di modernità, quasi visionario, che diventerà nel tempo un simbolo dell’apertura culturale della famiglia. Non a caso, oggi uno dei Franciacorta più iconici porta il nome di Golf 1927, in omaggio a quell’intuizione anticipatrice.

Il Franciacorta e il riconoscimento DOC

Il legame con la Franciacorta continua a rafforzarsi negli anni: nel 1967, quando la denominazione ottiene il riconoscimento DOC, Barone Pizzini figura già tra i produttori storici che hanno contribuito alla crescita e alla credibilità del territorio. Pochi anni dopo, nel 1971, nasce ufficialmente la prima bottiglia di Franciacorta firmata Barone Pizzini: un debutto che segna l’ingresso nell’epoca moderna della casa vinicola.

L’impegno pionieristico nel biologico

È però dagli anni ’90 che prende forma quella che diventerà la cifra distintiva dell’azienda: una visione agricola legata alla sostenibilità, al rispetto dell’ambiente, alla vitalità del suolo. In un periodo in cui il biologico non era ancora un tema diffuso, Barone Pizzini avvia i primi esperimenti di viticoltura naturale, fino ad arrivare alla vendemmia 2002, da cui nasce il primo Franciacorta interamente biologico dell’azienda. È un momento spartiacque, che cambia per sempre la filosofia della cantina.

Nel 2007 viene inaugurata la nuova sede produttiva, progettata secondo i principi della bioedilizia: architetture integrate nel paesaggio, consumi ridotti, materiali a basso impatto ambientale. L’azienda mostra che la sostenibilità non è uno slogan, ma un percorso concreto che abbraccia ogni fase della produzione.

Barone Pizzini

Certificazioni e riconoscimenti ambientali

I risultati non tardano ad arrivare. Nel 2011, Barone Pizzini diventa la prima cantina italiana a ottenere la certificazione ISO 14064, dedicata al calcolo e alla riduzione dell’impronta di carbonio. L’anno successivo, il Franciacorta Rosé biologico viene premiato come “Miglior vino biologico al mondo” all’International Wine Challenge, uno dei riconoscimenti più importanti nel settore.
Nel 2015, arriva anche il premio Gambero Rosso per la “Viticoltura Sostenibile”, insieme alla certificazione dedicata alla biodiversità dei vigneti.

Innovazione viticola

Negli anni più recenti, l’innovazione continua: nel 2021, Barone Pizzini presenta il suo primo Franciacorta prodotto con Erbamat, un vitigno storico della zona, riscoperto dopo decenni e perfetto per affrontare il cambiamento climatico grazie alla sua naturale freschezza.
Oggi i vigneti biologici dell’azienda si estendono su circa 60 ettari, suddivisi in appezzamenti diversi per altitudine, esposizione e suolo, ognuno capace di donare nuance uniche ai vini.

Espansione territoriale

capsula Pievalta 1Ma la storia non si ferma in Franciacorta. La visione di Barone Pizzini si espande verso altre regioni, sempre con un approccio rispettoso e consapevole: in Toscana, nella zona di Scansano, e nelle Marche, dove nasce il progetto Pievalta, prima biologico e poi biodinamico. Una scelta coerente, che conferma come la sostenibilità sia un valore fondante e non una moda.

I Franciacorta simbolo

Oggi la gamma dei vini Barone Pizzini è ampia e articolata. Tra le etichette più amate ci sono Animante, Satèn, Rosé, Naturae, il già citato Golf 1927 e l’elegante Bagnadore, una riserva di grande complessità che incarna l’essenza dello stile della cantina.

L’esperienza Barone Pizzini non si limita al bicchiere: la cantina accoglie i visitatori con percorsi enoturistici che partono dai vigneti biologici e arrivano alla cantina in bioedilizia, raccontando passo dopo passo il viaggio dell’uva verso il Franciacorta. Le degustazioni e i tour sensoriali permettono di esplorare la storia, l’ecosistema e le idee che hanno trasformato questa realtà in un simbolo di eccellenza italiana.

Le capsule Barone Pizzini: piccoli dettagli che raccontano molto

Le capsule personalizzate iniziano a comparire sulle bottiglie di Barone Pizzini negli anni ’90 del secolo scorso e inizialmente riportavano solo lo stemma di famiglia e le diciture “Franciacorta” e “Barone Pizzini”, con leggere variazioni nella posizione delle scritte e nei colori.

La prima capsula è nera, con le due diciture in oro piuttosto distanziate tra loro. Seguono due capsule, una nera e una argento, con le scritte più ravvicinate; successivamente, le diciture si avvicinano ancora di più con l’emissione di due capsule, una nera e una oro.

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Nel 2006, l’attenzione ai dettagli dell’azienda si manifesta con una nuova serie di capsule: ciascuna riporta il nome del vino, mentre il colore di fondo corrisponde a quello del packaging della bottiglia. Dal lato collezionistico, è interessante notare che questa serie esiste in tre versioni, che differiscono per forma, dimensione dello stemma e stile delle scritte. Queste variazioni non sono state intenzionali, ma derivano dalle diverse ditte produttrici delle capsule, permettendo comunque il loro inserimento nel catalogo del CCC con codici distinti.

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Nel 2013, viene emessa una nuova serie di capsule con grafica totalmente rinnovata: ogni capsula viene montata sulle bottiglie del vino corrispondente.

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Infine, le capsule montate sulle bottiglie di “Bagnadore”, il Franciacorta riserva, fiore all’occhiello di Barone Pizzini, commercializzato dal 2019 dopo 70 mesi di affinamento in bottiglia (e dal 2023 nella versione Rosé), riportano lo stemma della famiglia Ghitti, tra i fondatori della Barone Pizzini, detti appunto “i Bagnadore” dal nome del torrente che scorre accanto alla dimora quattrocentesca della famiglia.

 

 

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